Crimini d'odio - Dilloagiulia

Crimini d’odio e quadro normativo

I crimini d’odio sono atti di rilevanza penale motivati dal pregiudizio verso un particolare gruppo di persone. Per essere considerato crimine d’odio, un atto deve avere due caratteristiche: deve costituire reato in base al diritto penale e deve essere motivato dal pregiudizio.

Le motivazioni basate sul pregiudizio possono essere definite come opinioni negative preconcette, assunzioni stereotipate, intolleranza o odio nei confronti di un gruppo di persone che condividono una particolare caratteristica come, ad esempio, razza, etnia, lingua, religione, nazionalità, orientamento sessuale, genere.
Anche le persone con disabilità possono essere vittima di crimini d’odio.  I crimini d’odio possono colpire non solo le persone che effettivamente appartengano a un gruppo protetto, ma anche persone che, a torto o a ragione, sono ritenute membri di quel gruppo. I crimini d’odio la cui motivazione rinvia all’orientamento sessuale e/o all’identità di genere sono definiti, rispettivamente, omofobici/bifobici o transfobici.

 

I crimini d’odio possono assumere diverse forme:

  • Violenza fisica;
  • Violenza sessuale;
  • Incitamento all’odio;
  • Bullismo, molestie, intimidazioni, minacce;
  • Vandalismo o danneggiamenti alla proprietà; stalking (condotte persecutorie, ad esempio messaggi o chiamate continue).

 

Queste sono le forme più comuni di crimini d’odio, ma può costituire crimine d’odio qualsiasi altro reato che sia commesso con l’intenzione di esprimere odio contro una persona o un gruppo in ragione di una loro caratteristica protetta. I crimini d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica possono colpire non solo le persone lesbiche, gay, bisessuali o transgender, ma anche persone che si battono per i diritti delle persone LGBT, persone che si ritiene appartengano alla comunità LGBT, o persone che sono percepite in qualche modo come associate ad essa. Ciò che rende tale un crimine d’odio è infatti la motivazione che muove chi lo commette, non il reale orientamento sessuale o l’effettiva identità di genere della vittima. Un crimine d’odio ha un impatto maggiore di quello che deriva dal danno fisico o materiale in sé, perché prende di mira una parte fondamentale dell’identità di una persona e provoca quindi un danno emotivo e psicologico profondo. Può anche accrescere la sensazione di vulnerabilità, perché una persona non può cambiare ciò che è, e le caratteristiche che hanno fatto di lei un bersaglio. Inoltre, i crimini d’odio non sono diretti solo contro una persona in particolare, ma anche contro tutte le persone che appartengono al suo stesso gruppo o alla sua stessa comunità.

I crimini d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica mandano un messaggio negativo all’intera comunità LGBT. Secondo le statistiche ufficiali, sono veramente pochi i crimini d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica che si verificano ogni anno. Tuttavia, diverse ricerche mostrano che la maggior parte dei crimini d’odio non vengono registrati. Questo si deve non soltanto al fatto che molte vittime non denunciano, ma anche al fatto che quelli che dovrebbero essere individuati come crimini d’odio sono spesso trattati dalle forze di polizia come reati “qualunque”, senza che venga dato atto della motivazione d’odio. In Italia, le norme penali in materia di discorsi d’odio e di crimini d‘odio, originariamente contenute nella c.d. legge Reale-Mancino, sono recentemente confluite nel codice penale. l decreto legislativo n. 21/2018 ha infatti introdotto gli articoli 604-bis e 604-ter in una nuova sezione del codice dedicata ai “delitti contro l’uguaglianza”. In particolare, l’art. 604-bis punisce gli atti di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. L’art. 604-ter prevede invece un’aggravante speciale per tutti i reati “punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”. Così come la legge Reale-Mancino, anche i nuovi articoli 604-bis e 604-ter del codice penale non includono l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra le caratteristiche protette. Questo però non esclude, ovviamente, che gli atti commessi per finalità di
discriminazione o di odio di natura omofobica, bifobica o transfobica siano penalmente illeciti ogni qualvolta integrino una fattispecie di reato. Piuttosto, i reati motivati da pregiudizio di natura omofobica, bifobica o transfobica sono puniti come reati comuni, in conformità alle norme penali di volta in volta applicabili.
È bene sapere, inoltre, che alcuni giudici hanno cominciato ad applicare l’aggravante comune dei motivi abietti (art. 60, n. 1 del codice penale) ai reati commessi con motivazione d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica. Così, ad esempio, il Tribunale di Bari, in una decisione del 2017, ha espressamente riconosciuto che gli imputati agivano per motivi futili e abietti “determinati da motivi di discriminazione sessuale”.

Dillo a Qualcuno

Se sei vittima di un crimine d’odio, è importante che tu capisca che non è colpa tua. Tu sei la vittima e non sei responsabile del comportamento di chi, in violazione della legge, ha attentato alla tua dignità, incolumità e sicurezza.

L’importanza di denunciare

Alcuni di noi hanno subito diverse aggressioni omofobiche, bifobiche o transfobiche, facendo esperienza di attacchi verbali, minacce, o addirittura violenze fisiche. Spesso scegliamo di non denunciare perché abbiamo paura di non essere presi sul serio, che il nostro orientamento sessuale e/o la nostra identità di genere vengano svelati, o che gli operatori di polizia abbiano gli stessi pregiudizi omofobici, bifobici o transfobici di chi ci ha aggredito. A volte non denunciamo perché crediamo di non avere bisogno dell’aiuto degli altri, o di non meritarlo.
Potrebbe sembrare che non valga la pena di denunciare abusi e molestie; che pochi minuti di sofferenza non meritino tutto lo sforzo necessario a denunciare. Tuttavia, denunciare può fare la differenza. Quando denunci, aiuti te stesso a sentirti meno indifeso. Se denunci ciò che è successo significa che stai difendendo te stesso e opponendo resistenza a chi pensa che le persone LGBT dovrebbero stare nascoste e vivere nella paura. Quando denunci, stai anche aiutando le forze di polizia a fare il loro lavoro in modo migliore, identificando gli autori del reato e assicurando la sicurezza dell’intera società.
La violenza di natura omofobica, bifobica e transfobica è un enorme problema – la maggior parte di noi conosce qualcuno che l’ha subita. Tuttavia, le informazioni su questi reati sono molto limitate, perché molte persone non denunciano ciò che subiscono. Finché le autorità non conosceranno l’effettiva diffusione della violenza omofobica, bifobica e transfobica, e l’impatto di questa violenza sulla comunità LGBT e sui suoi membri, non si daranno da fare e non attueranno strategie per combattere il fenomeno.
Le forze di polizia concentrano le loro risorse su problemi visibili. Se non sanno che il problema esiste, come possono risolverlo? Quindi, ogni volta che denunci, aiuti le forze di polizia a farsi un quadro più chiaro dei crimini d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica che vengono commessi nella tua comunità e nella zona in cui vivi. Ci sono inoltre altri vantaggi nel denunciare i crimini d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica alle forze di polizia. Quando parli della tua esperienza e sporgi denuncia, la affronti nel modo più produttivo e utile. Denunciando, sarai in grado di avere una percezione più lucida della situazione, perché potresti riuscire a lasciarti alle spalle ogni possibile sentimento di rabbia e delusione. Inoltre, denunciando, aiuti anche ad assicurare i colpevoli alla giustizia. Questo contribuirà a dissuadere altri potenziali aggressori (ad esempio, gruppi estremisti) dal maltrattare persone LGBT. Infine, le persone che
denunciano crimini d’odio di natura omofobica, bifobica e transfobica diventano un esempio positivo per altre vittime, dando loro il coraggio di parlare della loro esperienza, di
chiedere aiuto e di difendere i propri diritti.

Quando e dove puoi denunciare?

I crimini d’odio commessi in Italia possono essere denunciati:

  • in forma orale presso gli Uffici di Polizia Giudiziaria (Carabinieri, Polizia di Stato), i quali avranno cura di redigere verbale di ricezione e di rilasciarne copia agli interessati;
  • in forma scritta presso gli Uffici di Polizia Giudiziaria;
  • le persone che, per comprovati motivi, sono impossibilitate a raggiungere gli Uffici di Polizia Giudiziaria, possono chiedere di effettuare la denuncia a domicilio;
  • alcuni Uffici di Polizia Giudiziaria consentono, in via sperimentale e limitatamente ad alcune ipotesi criminose (es. furto), di proporre una denuncia online, salvo l’obbligo di presentarsi personalmente nelle 48 ore successive per confermare la denuncia;
  • l’atto di denuncia/querela può essere presentato, inoltre, direttamente presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale competente, che rilascerà copia con attestazione di avvenuto deposito.

Come puoi denunciare alle forze di polizia?

Gli atti con i quali si dichiara alla Polizia Giudiziaria che è stato commesso un reato vengono definiti, a seconda dei casi, denuncia oppure querela e l’autorità che è venuta a conoscenza della notizia di reato ha l’obbligo di riferire, senza ritardo, al Pubblico Ministero, incaricato di dirigere le indagini. La denuncia contiene l’esposizione dei fatti ed è sottoscritta dal denunciante. Chiunque sia a conoscenza di un reato può denunciarlo. La querela, invece, è la dichiarazione con la quale la persona che ha subito un reato esprime la volontà che si proceda per punire il colpevole. L’atto di querela è a forma libera ma è necessario che, oltre ad essere descritto il fatto-reato, risulti chiara la volontà del querelante che si proceda per punire il colpevole.

Il termine per proporre querela è:

  • entro 3 mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce il reato;
  • entro 6 mesi per reati contro la libertà sessuale (violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e atti persecutori).
  • È possibile ritirare la querela precedentemente proposta, tranne nel caso di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e, in determinati casi, quando si procede per atti  persecutori. La revoca della querela prende il nome di remissione. Affinché la querela sia archiviata, è necessario che la remissione sia accettata dal querelato. È sempre opportuno indicare nella denuncia/querela che si vuole essere avvisati della richiesta di archiviazione eventualmente proposta dal Pubblico Ministero, così come è utile chiedere di essere avvertiti dell’eventuale richiesta di proroga delle indagini. È importante che nella denuncia/querela vengano indicati tutti i dettagli concernenti il modo in cui il reato è stato commesso, le generalità dei testimoni, se presenti, nonché
    qualsivoglia altro elemento utile alle indagini. È parimenti importante, inoltre, specificare che si tratta di reato commesso per ragioni di odio omofobico, bifobico o transfobico. Se denunci di persona oralmente, assicurati che questo aspetto venga riportato nel verbale che firmerai. Sebbene, infatti, l’ordinamento penale italiano non preveda ancora il reato/l’aggravante di omofobia, bifobia e transfobia, la puntuale descrizione del movente d’odio può aiutare il Pubblico Ministero a delineare in maniera più puntuale la fattispecie penale applicabile al caso concreto. In particolare, assicurati che dalla denuncia/querela emerga chiaramente perché pensi che si sia trattato di un crimine d’odio di natura omofobica, bifobica o transfobica. Sono stati pronunciati insulti omofobici, bifobici o transfobici? Ti stavi tenendo per mano con il tuo partner dello stesso sesso? L’aggressione è avvenuta mentre te ne andavi da un luogo di incontro per persone LGBT (ad esempio, un night club)? Le persone che hanno commesso il reato ti avevano già molestato in ragione del tuo orientamento sessuale e/o della tua identità di genere? Valutazione sull’esistenza di bisogni particolari L’indicazione del movente d’odio assume importanza anche al fine di garantire una protezione efficace alla vittima, strumento che oggi risulta notevolmente potenziato grazie al parziale recepimento nel nostro ordinamento della Direttiva 2012/29/UE sulle vittime di reato. In effetti, la normativa sovranazionale richiede agli Stati membri di operare una pronta valutazione del livello di vulnerabilità delle vittime dei reati, al fine di poter personalizzare le misure di protezione. La valutazione individuale dovrà, quindi, tenere in debita considerazione le caratteristiche personali della vittima (età, genere, etnia, razza, religione, orientamento sessuale, salute, disabilità, ma anche il livello di criminalità presente nella sua zona di residenza), le sue relazioni con la persona indagata, nonché la natura del reato e le sue circostanze. La puntuale descrizione del fatto, con la corretta valorizzazione del motivo d’odio, potrebbe, pertanto, indurre il Pubblico Ministero ad applicare misure speciali di protezione, arrivando anche a richiedere per la vittima del reato lo status di soggetto particolarmente
    vulnerabile. La qualificazione della vittima come soggetto particolarmente vulnerabile consente di predisporre in suo favore i particolari strumenti di tutela che il nostro ordinamento
    riconosce a questa figura, tra i quali, in particolare:

    • l’assistenza di un esperto in psicologia o psichiatria quando si procede a raccogliere le dichiarazioni della vittima, nelle ipotesi in cui si procede per reati di violenza o sfruttamento sessuale;
    • la piena salvaguardia della vittima garantita evitando, ove possibile, che abbia contatti con l’indagato e che venga chiamata più volte a rendere sommarie informazioni, salvo, ovviamente,l’assoluta necessità per le indagini. Le misure speciali di protezioni verranno adattare alla tua situazione e ai tuoi bisogni specifici, oltre che alla natura del reato che hai subito. Se ritieni che determinate misure di protezione ti aiuterebbero a ridurre lo stress legato alle indagini e/o al procedimento penale, informane l’operatore di polizia o il Pubblico Ministero. Se emergono nuovi elementi durante le indagini, la valutazione può essere aggiornata e possono essere disposte nuove misure speciali di protezione.
      La vittima del reato potrà sempre avere notizie sullo stato del procedimento, chiedendo informazioni alla Procura della Repubblica presso il Tribunale competente, in modo da poter proporre tempestivamente le proprie osservazioni.